domenica 12 luglio 2015

In ricordo del ten. Giuseppe Colapietro Medaglia d'Oro al Valor Militare




Giuseppe Nicola Colapietro, primo di cinque figli, nacque a Turi il 4/12/1895 da Vito Lorenzo Colapietro, intonachista, e da Maria Arrè donna religiosissima. Apparentemente delicato, snello, agile, volitivo, tenace, aveva una insospettata fibra di resistenza eccezionale, incurante del pericolo, quasi temerario. Grandi erano le sue doti per cui, se fosse vissuto ancora, certamente sarebbe salito molto in alto.
Conseguì la licenza in Ragioneria e Commercio, dopo il diploma di insegnante elementare, e si iscrisse all’Università Bocconi di Milano.
Da giovane mostrò indole buona, grande forza di volontà, tenacia ammirevole, fervido attaccamento agli studi, forte proposito di crearsi presto un avvenire indipendente e dignitoso.
Volle sempre un gran bene ai genitori, ai fratelli e alle sorelle. Avrebbe voluto essere ufficiale di Aeronautica. Sognava epiche gesta. La madre intravvedendo nuovi e più numerosi pericoli, lo dissuase. Egli pur fortemente contrariato, per farla felice, rinunziò all’ideale che in quel momento era in cima ai suoi pensieri. Amava moltissimo la sua città natale, Turi, e amava immensamente l’Italia e per essa dette tutto, anche la vita.
Non aveva ancora venti anni quando indossò, da volontario, la divisa militare in qualità di ufficiale di complemento presso la Scuola militare di Modena , nonostante che all’ultima visita medica volevano dichiararli rivedibile.
Nominato aspirante ufficiale nel marzo 1916, ricevette il battesimo del fuoco col 139° Reggimento Fanteria sul Carso.  Si distinse sulla Bainsizza e nel Trentino.
Nell'agosto del 1916 partì col Corpo Interralleato in Macedonia, rinnovando le non poche azioni di rischio e di valore. Negli aspri combattimenti di Monastir, fu sempre tra i primi ed ebbe la croce al merito di Guerra.
Rimpatriato in Italia per frequentare un corso di aeronautica, chiese ed ottenne dopo qualche mese di ritornare in territorio dichiarato in stato di guerra. Ottenne di essere assegnato al 3° Reparto d'assalto, col quale partecipò a tutte le lotte, da Caporetto a Vittorio Veneto.
Nel 1922, già tenente di complemento, venne nominato tenente in servizio permanente effettivo e, subito dopo, dal 1923 al 1926, fu al comando di truppe indigene, prendendo parte nella primavera del 1924, sempre
con lo stesso eroismo a 35 dei 40 combattimenti svoltisi sull'Altipiano Cirenaico.
Fu cosi proposto per la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, sul campo, dopo le battaglie di El Buerat e di Gasr Fonat.
Nel 1928 fu in Eritrea con X Battaglione Eritreo e poi passò in Libia, comandante del 3° plotone del 4° Gruppo Sahariano, alle dipendenze di S.A.R. Amedeo di Savoia Aosta, sino al 1931.
Per la competenza dimostrata e per le continue prove di slancio e di eroismo nei duri cimenti del Fezzan, meritò la Medaglia d'Argento al Valor Militare, mentre il Ministero delle Colonie gli conferì un'altra Croce al merito di Guerra.
Chiese ed ottenne di partecipare alla guerra di Etiopia. Sbarcato a Mogadiscio, pur potendo rimanere ad addestrare le truppe,chiese di andare in linea al comando degli indigeni. Venne proposto per la Croce di Guerra al Valor Militare per la foga e la perizia dimostrata nello snidare, durante 48 ore di fuoco, i nemici dalle caverne con il lancio di bombe a mano e precisi tiri delle proprie mitragliatrici, nell’aspra battaglia sul Ganale Doria.
Prese parte all’eroica avanzata su Neghelli e nella epica battaglia di Monte Dunun, alla testa del IX Battaglione Arabo Somalo, si battè leoninamente contro soverchianti forze nemiche, bene agguerrite e comandate da Gabriè Mariàm, rimanendo sul campo, colpito al petto, in un combattimento che il generale Annibale Bergonzoli chiama uno dei più duri che abbia sostenuto in tre campagne.
Sempre, insieme al coraggio, unì il sentimento dell'amicizia, dell'altruismo, della modestia. Nella primavera del 1924, ad esempio, in un fortino italiano nel Fezzan, si battè coraggiosamente e segnalò ai suoi superiori gerarchici che il merito era di un suo subalterno, che non aveva partecipato a quella operazione. Faceva questo per ottenere un maggiore affiatamento tra i suoi ufficiali ed un impegno a battersi alla prima occasione, seguendo il suo esempio.

Ecco in breve il suo stato di servizio:

  • Tre campagne della Grande Guerra.
  • Due campagne della guerra Italo -Turca.
  • Decorato di tutte le medaglie decorative dell'una e dell'altra.
  • Decorato della Croce al Merito di Guerra.
  • Encomiato perché «ha partecipato col X battaglione eritreo alle operazioni nel Gebel Anaghir per lo svolgimento delle quali il reparto è stato solennemente encomiato da S. E. il Governatore della Cirenaica con la seguente motivazione: “In un breve ma faticoso ciclo di operazioni con i ribelli della zona di Gebel Anaghir, dava prova di magnifico valore, infliggendo una grave sanguinosa sconfitta ai ribelli ed ottenendo con gli altri reparti che concorsero all’azione, un successo quanto mai brillantee fecondo di risultati”»
  • Encomiato perché: «Comandante di plotone sahariano, incaricato di proteggere un lontano abitato dalla incursione di una mehalla ribelle, assolveva il suo compito, coprendo in meno di 30 ore 130 chilometri. Avuta notizia che un altro reparto, dello stesso gruppo sahariano inseguiva da presso la mehalla, disponendo di forze a queste inferiori, con lodevole spirito di cameratismo, riprendeva subito la marcia per portare il suo valido contributo che sarebbe stato senz’altro prezioso e decisivo, se le sorti del combattimento non fossero state rapidamente favorevoli, come furono».
  • Decorato della Medaglia di Bronzo al Valor Militare, 13 gennaio 1930.
  • Decorato della Medaglia di Argento al Valor Militare, in commutazione della medaglia di bronzo, con la seguente motivazione: «In due aspri combattimenti, guidando con perizia e trascinando con l’esempio del suo mirabile ardimento il proprio plotone meharisti all’attacco di agguerrite e numerose forze nemiche, ne infrangeva la resistenza e le volgeva in fuga, contribuendo così a due importanti e proficue vittorie. Sciueref Unn el Kel (Tripolitania), 25/5/1929».
  • Decorato della Croce al Merito di Guerra per operazioni guerresche nella colonia, 10/12/1934.

La sera del 18 maggio 1936 nella cappella presso l’ospedale da campo di Neghelli egli partecipò con il generale Bergonzoli alla Santa Messa e fece la Santa Comunione.
La mattina del 19 maggio, di buon ora partì alla testa dell’XI battaglione arabo-somalo. Gli abissini erano insediati in un sistema cavernoso a ferro di cavallo, con piazzamenti di mitragliatrici pesanti. Ricevuto l’ordine dal gen. Bergonzoli di addentrarsi, nonostante l’incrociato sbarramento di fuoco, avanzò disponendo la 1a compagnia a raggiera, mentre la cavalleria nemica tentava di circondarli. Alle 10,15, caduti tutti gli ufficiali della 1a compagnia, vistosi scoperti ambedue i fianchi ed avanzato sulla destra, a circa 10 metri da un termitaio, andò oltre con il 2° plotone comandato dal maresciallo (iusbasci) somalo Mohamed Assan, portandosi sulla trincea nemica per espugnarla con getto di bombe a mano. Rimasto con 12 uomini, si portò solo sulle mitragliatrici prossime ad essere prese dal nemico. Colpito una prima volta da una pallottola nemica, al fianco destro, al maresciallo (iusbasci) somalo che accorse a soccorrerlo e che cercava di metterlo in salvo, non volendo retrocedere, disse: “Mohamed ! Mohamed tu avere paura ! Io andare avanti !” Incurante del dolore, con supremo eroismo, mentre in piedi lanciava altre bombe a mano, veniva nuovamente colpito in pieno petto. Sul campo gli fu conferita la medaglia d’oro con la seguente motivazione:
“Chiesto ed ottenuto, col suo reparto, il posto d’onore, con ardito animo e con grande sprezzo del pericolo, guidava la sua compagnia all’assalto di posizioni avversarie. Stretto da preponderanti forze nemiche, e benchè ferito, non desisteva dalla lotta. Nuovamente e mortalmente colpito, mentre con slancio ritentava l’assalto, lasciava eroicamente la vita sul campo. Monte Dunun (Neghelli), 19/5/1936”.
Undici giorni dopo la morte del cap. Colapietro, i tenenti Lombardi e Gallina con lo iusbasci Mohamed Assan andarono a cercare la salma dietro un cespuglio, ove quest’ultimo lo aveva nascosto, durante la battaglia. Trovarono solo alcune ossa ed un biglietto dal quale risultava che era appartenuto alla 1a compagnia del IX battaglione arabo-somalo. Il cadavere era stato spogliato e depredato dal nemico e divorato dalle iene. I pochi resti furono ricomposti in un’urna.
A Turi fu dedicata a lui la piazza che è dinnanzi all’ingresso del palazzo marche sale, vicino Porta Nuova e fu murata una lapide sulla facciata del palazzo municipale che dice così:
IL CAPITANO – GIUSEPPE COLAPIETRO – ARDITO NELLA GUERRA MONDIALE – VALOROSO NELL’AZIONE DEL FEZZAN – VOLONTARIO NELL’IMPRESA ETIOPICA – CON LA VISIONE DI UNA FORTE ITALIA IMPERIALE – NEL COMBATTIMENTO DI MONTE DUNUN – IL 19 MAGGIO 1936 – EROICAMENTE CADDE – FULGIDO ESEMPIO AI SUOI ARABO-SOMALI – ONORE DELLA CITTA’ NATALE – INCITAMENTO ALLE FUTURE GENERAZIONI – PERCHE’ SENTANO – COME LUI – IL CULTO DELLA PATRIA – LO SPIRITO DI SCARIFICIO – L’ARDENTE FEDE NEL NOSTRO AVVENIRE – TURI MAGGIO 1937.


La città di Bari lo ricorda con una via intestata a suo nome ed annoverandolo fra i nomi delle Medaglie d’Oro della terra di Bari incisi sulla lapide apposta al palazzo di città, sulla facciata del Teatro Piccinni.
A Neghelli, sulla sua tomba, vi è una lapide con la seguente epigrafe:
Medaglia d’Oro – sul campo – capitano in S.P.E. – Colapietro Giuseppe – nato in Turi (Bari) il 4-XII-1895 – volontario – nella guerra etiopica – nel IX battaglione arabo-somalo – caduto – a Monte Dunun il 19-5-1936 – già Ardito – nella Grande Guerra – decorato di medaglia di argento – nel Fezzan.

Il suo battaglione volle consacrare al suo nome un fortino, costruito in una delle sue zone di operazione. Il 4-I-1938 in forma solenne ed austera vi fu la posa e benedizione di una croce di legno, sul posto ove a Monte Dunun la medaglia d’Oro Giuseppe Colapietro spirava. Fra gli altri ufficiali era presente il tenente Domenico Colapietro, fratello dell’Eroe. Il tenente Roberto Orlandini compose in quella occasione una poesia, in cui dopo aver descritto la battaglia e l’epica morte, canta:
… Chi per la Patria cadde
non visse inutilmente.
Umile croce sta, fra tanti spini
nudi a Dunun…
Pietose mani posero, in un sacro rito d’amore !
Mute lagrime scesero dal volto
del tuo fratello e dissero
l’immenso tuo dolore
Mute lagrime scesero a bagnare
questa tua terra, o Eroe, santificata
dal tuo martirio !
Tutto ora tace in un’immensa
gloria di luce !
Dardeggia il sole in alto, ed il tuo spirito
o Colapietro,
invisibile vive eternamente
come una fiamma, eternamente accesa…





 Disegno del fortino dedicato al ten. Colapietro