sabato 30 maggio 2015

Grande Guerra, dopo Trieste sarà Barletta a "Restaurare la memoria"

Il Ministro della Difesa Roberta Pinotti ricorderà anche il sergente Giuseppe Carli




Il sindaco Pasquale Cascella ha presieduto ieri mattina una riunione del Comitato per il centenario della Grande Guerra che ha conclusivamente esaminato l'articolato programma di iniziative: la prima il 24 maggio, nella ricorrenza della partecipazione dell'Italia nel conflitto e del cannoneggiamento delle mura cittadine da parte di una unità navale austriaca. Il 26 maggio, gli eventi bellici saranno commemorati con il Ministro della Difesa Roberta Pinotti. Il 1 giugno, nella ricorrenza della morte sul Carso, sarà ricordato il sergente Giuseppe Carli, prima medaglia d'oro al valor militare di questo conflitto mondiale.

Dopo Trieste, quindi, sarà la città di Barletta, nel Mezzogiorno, a richiamare alla memoria i segni della Grande Guerra, rimasti indelebili nelle brecce sulle mura del Castello, e il significato del sacrificio di tanti ragazzi, come il sergente Giuseppe Carli. Durante l'incontro è stata sottoposta all'attenzione del Comitato la bozza del concorso di idee creative "Restaurare la memoria", che punta al richiamo simbolico più che alla semplice ricostruzione del monumento originario dedicato ai Caduti in guerra nell'omonima piazza al centro della città, a cui il fascismo sottrasse il bronzo per farne monumenti per la seconda guerra mondiale. Si parte dalla considerazione che, nonostante le ricerche storiche compiute da più parti, non si è riusciti a ricomporre l'immagine d'insieme del bronzo che ricopriva la base della stele. Il bando sarà, quindi, aperto anche a progettualità innovative della continuità storica, fino al messaggio di ripudio della guerra sancito dalla Costituzione.

Il sindaco ha proposto che la procedura di valutazione dei progetti tenga conto delle regole proprie delle procedure di evidenza pubblica, ma preveda particolari modalità per una consultazione pubblica, nello spirito di partecipazione e valorizzazione della memoria che anima l'iniziativa.

"L'Esercito marciava", la staffetta del ricordo per il primo conflitto mondiale

«Commemorare e ricordare il sacrificio patito da tanti italiani»






Tra commemorazione storica e modernità, a cento anni di distanza dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale ha fatto ieri tappa a Barletta la staffetta de "L'Esercito Marciava", un'iniziativa organizzata dall'Esercito Italiano in memoria del centenario dell'entrata in guerra dell'Italia: la staffetta sta attraversando il territorio italiano fino a raggiungere Trieste il 24 maggio, data simbolica del Primo conflitto mondiale.

Con la presenza del Sindaco Pasquale Cascella, ufficiali dell'esercito Italiano, dei Carabinieri e con la collaborazione del Nucleo Protezione Civile "Associazione Nazionale Carabinieri di San Ferdinando di Puglia", l'evento si è svolto in Piazza Caduti, proprio all'ombra del monumento ai caduti in guerra, col passaggio del testimone tricolore. Un'idea, quella della staffetta, che sottolinea il legame strettissimo tra lo sport e l'ambiente militare anche con la presenza dell'atleta barlettana Veronica Inglese, campionessa di atletica e medaglia di bronzo nei 5000 m ai campionati europei in pista.

«Una iniziativa creata per commemorare e ricordare il sacrificio patito da tanti italiani durante la Prima Guerra Mondiale» ha puntualizzato il Colonnello Nicola Serio. «La tappa di Barletta è stata l'occasione - ha affermato invece il sindaco Pasquale Cascella, che con il Prefetto Clara Minerva ha salutato l'arrivo della staffetta con lo scambio del Tricolore - per richiamare alla memoria il costo che la città ha dovuto sopportare sin dal primo giorno del conflitto, con il cannoneggiamento da parte di una unità marina austriaca, e qualche giorno dopo con il sacrificio della vita del sergente Giuseppe Carli, prima medaglia d'oro al valor militare. Dopo Trieste, si tornerà a Barletta, martedì 26 maggio, per la solenne commemorazione del contributo del Mezzogiorno. Con la partecipazione del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, sarà inaugurata la mostra 'L'Italia chiamò. Barletta e la Grande Guerra' in cui sarà esposta la bandiera garibaldina del 'Reggimento Volontari Barletta', la cui eredità patriottica fu raccolta dalla 'Brigata Barletta' nella Grande Guerra. Anche così la Città testimonia la riconoscenza che deve ai suoi figli caduti nel primo e poi nel secondo conflitto mondiale per l'affermazione dei valori di libertà, di unità e di democrazia».

Le prossime tappe dell'iniziativa in Puglia saranno a Margherita di Savoia, Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia, proseguendo poi lungo la dorsale Adriatica in vista della riunione di tutte le staffette il 24 maggio a Trieste, dove simbolicamente avrà fine la manifestazione: uno spostamento imponente che coprirà in tutto circa 4200 chilometri sul territorio italiano.

mercoledì 29 aprile 2015

«I nazisti mi torturavano col calcio del fucile»

Antonio Fucci, ex partigiano barlettano, racconta la sua lotta



«Avrei dovuto essere impiccato col filo spinato». Antonio Fucci, in visita con la sua famiglia a Barletta, dove ogni tanto torna per rivedere i luoghi della sua gioventù. Antonio nasce il 23 gennaio 1926, a 18 anni sceglie la lotta partigiana. Una scelta che suo padre, il generale Ettore Fucci, condivise in pieno:«Mio padre Ettore si trovava in Corsica a combattere i nazisti ma, quando seppe della mia decisione, ne fu fiero». Incontro Antonio, sua moglie Costanza Savino e la loro figlia Stefania, in compagnia di Ruggiero Graziano, presidente dell'ANMIG – Barletta, poco prima di essere ricevuti dal sindaco Pasquale Cascella e dal prefetto, dott.ssa Clara Minerva. In occasione del 25 aprile, festa di liberazione, ricordiamo anche i fratelli partigiani Vitrani e Ventrella e Giuseppe Sfregola .

Sig. Fucci, quando scelse la lotta partigiana?
«Il 13 giugno 1944 avevo 18 anni, era il mio onomastico. In quel periodo, con la mia famiglia, vivevamo in Toscana, mio padre Ettore combatteva in Corsica, contro i nazisti. Ricevetti la cartolina di arruolamento della Repubblica Sociale, avrei dovuto entrare nelle milizie di Salò; chiunque si fosse rifiutato, avrebbe subìto ritorsioni per se e per la propria famiglia. Io ero anti-fascista, creai una messinscena: comprai il biglietto ferroviario per Lucca, incontrai un mio professore di scuola, un fervente fascista, riferendogli che sarei entrato nell'esercito di Salò. Invece, scappai sulle Alpi Apuane, dove mi unii ad una formazione partigiana. Mio padre mi fece avere una "Beretta" calibro 9, con relative munizioni».

Che tipo di formazione partigiana?
«Era una formazione autonoma, slegata dalla politica, comandata Paolo Cavalli, un ufficiale di artiglieria».

Quali compiti aveva la vostra formazione partigiana?
«Noi effettuavamo "azioni di disturbo": fare saltare le linee di comunicazione. Sulle Alpi Apuane, abbiamo fatto saltare in aria un ponte, di importanza strategica per i nazi-fascisti. La vita era dura per noi, dormivamo dove capitava, spesso all'aperto nei boschi, fino a quando non mi hanno catturato».

Quando fu catturato?
«Fui catturato durante un rastrellamento nazifascista, mentre mi trovavo a Val di Castello, un paese vicino S. Anna di Stazzena, dove era appena stata compiuta una terribile strage ad opera dei nazi-fascisti. Catturarono me e tanti altri, portandoci a Nozzano, vicino Lucca. Fummo condotti e imprigionati nella scuola elementare del paese, adibita a prigione, un luogo di orrori. La mia cella era schizzata da macchie di sangue. Tra i carnefici, c'erano i fascisti repubblichini».

Ha subìto violenze, durante la prigionia?
«Durante gli interrogatori, nel tentativo di estorcermi informazioni, i nazisti mi torturavano, picchiandomi ripetutamente col calcio del fucile, sulle spalle, ma non ho parlato. Ad altri compagni di prigionia è andata peggio. Noi prigionieri eravamo usati come manovalanza, in campagna. Negli intervalli dal lavoro, mi rinchiudevano nella stalla coi maiali, costringendomi a stare a quattro zampe. I fascisti e i nazisti si divertivano anche in questa maniera sadica».



Cosa successe, dopo gli interrogatori?
«Noi prigionieri fummo divisi in due gruppi: un gruppo sarebbe dovuto rimanere in Italia, l'altro gruppo sarebbe partito per la Germania. I tedeschi erano bugiardi, poiché – come ho saputo in seguito – i prigionieri destinati in Germania, furono giustiziati, tramite impiccagione col filo spinato, e appesi sulla pubblica piazza in Garfagnana. Io avrei dovuto seguire la loro stessa sorte, ma riuscii ad evadere, approfittando di una distrazione delle guardie, mentre ero a lavoro nei campi. La mia prigionia durò una settimana».

Dove scappò?
«Tornai a casa, vivendo nascosto in una stretta intercapedine. Ho vissuto in questa intercapedine per due mesi, mia madre mi portava da mangiare. Dopo due mesi di quella vita, diventai claustrofobico. La mia lotta partigiana durò tutta l'estate del 1944, poi arrivarono gli alleati».

Dopo la guerra, ha rivisto i suoi compagni partigiani?
«Ho rivisto Paolo Cavalli e due francesi, disertori dell'esercito nazista, entrati nella nostra formazione. Questi francesi, in origine erano prigionieri dei nazisti, arruolati forzatamente nell'esercito tedesco, con la promessa di una vita migliore. Alcuni compagni della mia formazione partigiana, sono morti in azione. In quella formazione partigiana, ero il più giovane».

Signor Fucci, dopo la guerra, cosa ha fatto?
«Mi sono rimesso a studiare, laureandomi in economia e commercio. Sono entrato nell'Agip di Enrico Mattei, girando l'Italia per lavoro, fino a quando fui promosso capo - ufficio. Fin quando c'è stato Mattei alla guida dell'Agip, le cose andavano benissimo, vigeva la meritocrazia. Dopo la morte di Mattei (deceduto in un incidente aereo nel 1962 –ndr), l'Agip finì in pasto alla politica, tra raccomandazioni di qualunque tipo. Enrico Mattei era un grande uomo, una persona positiva. Dopo la sua morte, lasciai l'Agip e mi lanciai nel settore turistico, con un progetto nel Cilento».

Le piace questa Italia per cui ha combattuto?
«Questa Italia mi piace poco, a causa della degenerazione della politica, che è diventata un mezzo per guadagnare velocemente denaro. Ai miei tempi, gli ideali erano differenti».

Signor Fucci, cosa pensa dei neofascisti di oggi?
«I neofascisti ignorano cosa sia stato il fascismo, che io ho vissuto. Benito Mussolini, con le sue pose istrioniche, era un personaggio ridicolo! ».

«Mussolini era un avventuriero pazzo»

Il ricordo del generale Ettore Fucci, nelle parole di suo figlio Antonio



di Tommaso Francavilla

Ritrovare la memoria dei padri, nel ricordo dei loro figli. E' il caso del bersagliere Ettore Fucci, cittadino barlettano che ha combattuto nelle due guerre mondiali, ricoprendo l'incarico di comandante del Corpo Italiano di Liberazione (CIL) nell'ultima guerra. Alla vigilia della festa della Liberazione, suo figlio Antonio, 89enne, ex partigiano, ci racconta qualche aneddoto del suo illustre padre. Incontriamo Antonio Fucci, sua moglie Costanza Savino e la loro figlia Stefania, in visita a Barletta, dove sono stati ricevuti dal sindaco Pasquale Cascella e dal prefetto dott.ssa Clara Minerva.

Ettore Fucci andò via da Barletta, ventenne, come bersagliere semplice, per combattere nelle trincee della prima guerra mondiale, attraversando molteplici campagne militari fino a diventare generale di corpo d'armata, durante la seconda guerra mondiale. Ruggiero Graziano, presidente della locale sezione ANMIG, ha accolto la famiglia Fucci a Barletta, decidendo di cointitolare la locale sezione ANMIG al generale Ettore Fucci.

Immancabili alcune domande ad Antonio Fucci che, oltre ad essere imparentato con la famiglia Cafiero (sua madre si chiamava Fortunata Cafiero ), è cugino dei fratelli Casardi e del barlettano Alfredo Reichlin, ex dirigente nazionale del PCI.

Suo padre Ettore ha partecipato alla prima guerra mondiale. Le raccontava aneddoti particolari sulla Grande Guerra?
«Vide un soldato austriaco che lo stava sparando, si buttò per terra, ma il proiettile lo raggiunse poco sopra il cuore, rimase a terra, privo sensi e fu fatto prigioniero. Gli Austriaci lo catturarono e lo portarono a Mathausen. Dopo poco tempo, la guerra si concluse e fu liberato. Noi conserviamo quella divisa con il buco del proiettile. Mio padre considerava quella guerra un macello di sangue, ma è sempre stato in prima linea, anche nelle campagne militari successive, coi suoi soldati. Ha sempre rispettato il nemico, pur trovandosi in situazioni rischiose».

Ettore Fucci ha combattuto nello stesso battaglione del bersagliere Enrico Toti.
«Si, comandava la stessa compagnia di Enrico Toti. A Roma, presso il museo dei bersaglieri, è esposta un foto che ritrae mio padre con Enrico Toti».

Aveva un porta-fortuna, da portare in battaglia?
«Si, sua madre gli regalò un fazzoletto tricolore, che lui ha portato sempre con se, in tutte le battaglie. Lo conserviamo tuttora».
Suo padre Ettore ha combattuto nella guerra di Spagna?
«Si, entrò clandestinamente in Spagna, con un passaporto falso e vi rimase per tutta la durata della guerra (1937- 39). Comandava la divisione "Frecce Azzurre":un corpo di volontari».

Il generale Fucci stimava Benito Mussolini?
«Lo riteneva un pazzo avventuriero. Mio padre è stato sempre anti-fascista, sebbene avesse dovuto partecipare alle campagne militari ideate da Mussolini, per evitare pericolose ritorsioni. Infatti, dopo l'8 settembre, il reparto di Ettore Fucci è stato l'unico che ha battuto i nazisti in Corsica. Poi, fu convocato dal Governo Badoglio per creare una unità di combattimento, il "Corpo Italiano di Liberazione" (CIL), costituito da due brigate. Mio padre comandava la prima brigata e fu vice comandante del CIL; il comandante era il generale Umberto Utili. Hanno combattuto sul versante adriatico e liberato molti paesi dagli occupanti nazisti, come ad esempio l'Aquila».

Un aneddoto di quelle battaglie?
«La brigata doveva conquistare una obiettivo strategico, ben difeso dai nazisti. Quando i nazisti si sono accorti che erano quegli stessi bersaglieri che li avevano battuti in Corsica, se la diedero a gambe! Il generale tedesco Rommel disse:" Il soldati tedeschi hanno stupito il mondo, i bersaglieri hanno stupito i soldati tedeschi!"».

Come avvenne e dove saltò sulla mina, che lo mutilò?
«Nel settembre 1944 sul versante adriatico, durante una ricognizione in prima linea con una jeep, saltò su una mina anticarro. Sulla jeep c'erano anche il suo attendente e l' autista, che non ebbero gravi conseguenze. Fu operato all' ospedale da campo americano, subendo l'amputazione della gamba all'altezza della coscia sinistra, riportò anche la frattura del malleolo della gamba destra e la frattura di una vertebra cervicale. In seguito, gli fu applicata una protesi e camminava aiutandosi con dei bastoni. Per la convalescenza, si trasferì a Barletta, presso il palazzo Cafiero (Corso Vittorio Emanuele). Restammo a Barletta fino al 1948, per poi trasferirci definitivamente a Napoli, dove è deceduto il 22 novembre 1980».

Suo padre Ettore, si è sentito dimenticato dalla città Barletta? 
«Non credo si sia sentito dimenticato da Barletta, non si è mai lamentato in questo senso, ha fatto il suo dovere e non si aspettava niente altro, era molto riservato e non amava le manifestazioni pubbliche.
Parlava spesso di Barletta, ricordando quando era giovane e viveva li».

Sig. Fucci, come è venuto a conoscenza dell'articolo su suo padre, pubblicato su BarlettaViva?
«Sono venuto a conoscenza dell' articolo su Barletta Viva, tramite uno dei miei figli, Ettore, che vive in Canada, digitando su Google. Colgo l' occasione per ringraziarvi per l' affetto e l' ammirazione che avete per il generale Ettore Fucci».

«Mussolini era un avventuriero pazzo»
Il generale Ettore Fucci sposò Fortunata Cafiero, da cui ebbe quattro figli: Rosa, Stefania, Maris e Antonio. Antonio Fucci è sposato con Costanza Savino e ha tre figli: Stefania e Vito (residenti ad Amsterdam), Ettore (residente in Canada).

Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) fu un contingente di truppe italiane regolari che, costituito il 18 aprile 1944, fiancheggiò le operazioni degli alleati (soprattutto del V Corpo britannico e del II Corpo polacco) contro i tedeschi. Operò sulle pendici nord-orientali delle Mainarde molisane, nelle alte valli del Volturno e del Sangro, poi nel settore adriatico fino a Urbino. Fu protagonista delle conquiste del Monte Marrone e del Monte Cavallo, e di quella di Filottrano. Fu disciolto il 24 settembre 1944, ma l'impegno e la volontà dimostrata convincono gli alleati, i quali decidono di aumentare la possibilità d'impiego dei reparti italiani e di assegnare nuovi equipaggiamenti, consentendo la nascita di 6 divisioni denominate Gruppi di Combattimento.

Enrico Toti (Roma, 20 agosto 1882 – Monfalcone, 6 agosto 1916) è stato un prodigioso inventore, un ciclista e un eroe italiano della prima guerra mondiale. Nell'agosto 1916 cominciò la sesta battaglia dell'Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia. Il 27 marzo 1908, mentre lavorava alla lubrificazione di una locomotiva, che si era fermata nella stazione di Colleferro per effettuare l'aggancio a una doppia locomotiva e per fare rifornimento d'acqua, a causa dello spostamento delle locomotive, Toti scivolò rimanendo con la gamba sinistra incastrata e stritolata dagli ingranaggi. Subito portato in ospedale, l'arto gli fuamputato al livello del bacino Il 6 agosto 1916, Enrico Toti, lanciatosi con il suo reparto all'attacco di Quota 85 a est di Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari, e con un gesto eroico, scagliò la gruccia verso il nemico esclamando "Nun moro io!" (io non muoio!)[1], poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell'elmetto.

giovedì 23 aprile 2015

Incontro Istituzionale con i parenti del Generale di C.A. Ettore Fucci

COMUNICATO STAMPA




Barletta 22 aprile 2015

IL SINDACO CASCELLA INCONTRA IL FIGLIO DEL COLONNELLO FUCCI,
BARLETTANO AL COMANDO DEL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE
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Mercoledì 22 aprile 2015 – Nel segno del valore della memoria e dell’impegno da tramandare alle nuove generazioni si è svolto questa mattina a palazzo di Città un incontro tra il sindaco Pasquale Cascella e Antonio Fucci, figlio di Ettore, colonnello barlettano al comando del Corpo Italiano di Liberazione, con la partecipazione di altri familiari e alla presenza del presidente della locale sezione dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, Ruggiero Graziano.

Nel ringraziare il signor Fucci per la preziosa testimonianza offerta l’altro giorno con la partecipazione all’inaugurazione della mostra allestita nei locali della Prefettura dalla locale sezione di Storia Patria in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per la Regione Puglia e Basilicata, l’Archivio di Stato, e l’A.N.M.I.G., il sindaco ha invitato i familiari del militare pluridecorato a contribuire alle iniziative promosse dal Comune per la fine di maggio in occasione degli eventi per la commemorazione del centenario della Prima Guerra mondiale, rinsaldando così i legami con Barletta affinché “l’importante vissuto personale possa confluire nell’inestimabile patrimonio storico-culturale della città”.

Cerimonia Madonna della Sfida a S.Antonio in Texas


Nel ricordo del concittadino Giuseppe Carli prima M.O.V.M. della Grande Guerra




Si è tenuta domenica 19 aprile 2015 la cerimonia che annualmente si svolge in Texas a S.Antonio U.S.A. la cerimonia Madonna della Sfida, volta a ricordare le Vittime del Dovere Istituzionale grazie al Com.It.Es e il C.T.I.M. presidiato dal responsabile del Nord America Vincenzo Arcobelli.
In occasione del Centenario della Grande Guerra, quest'anno è stata onorata la figura del barlettano Giuseppe Carli, deceduto il 1 giugno 1915.
Al seguito la motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare:

“In un critico combattimento - si legge infatti nella motivazione della medaglia d’oro a Carli  - in cui era di estrema necessità l’occupare una posizione per proteggere il riordinamento di altre truppe e dar loro il tempo di riaversi da una sorpresa, con straordinario slancio, trascinando con l’esempio tutta la propria squadra, raggiunse, primo del suo plotone, l’appostamento indicato, furiosamente battuto dal tiro di mitragliatrici nemiche. Ferito gravemente per due volte, non cessò dall’incitare con la voce e con gli atti, bersaglieri e graduati. Colpito ancora due volte, si trascinò, con stoicismo e coraggio impareggiabili, fino a pochi metri dal ciglio dell’appostamento, e quivi, fulgido esempio di tenacia, gridò le sue ultime parole ai dipendenti che avrebbero voluto soccorrerlo: ‘Andate a sparare’ E gloriosamente spirò”.
Da sinistra il ConsFerruzzi con i rappresentanti della polizia e dei vigili del fuoco di sanAntonio ( Texas )
In occasione del sesto anniversario della Madonna della Sfida, il Consigliere del Comites della Circoscrizione Consolare di Houston Roberto Ferruzzi ha ricordato a tutti presenti nella chiesa di San Francesco di Paola, San Antonio, Texas, il significato non solo della Santa Messa,ma della Icona della Madonna come protettrice di coloro che ci difendono dai nemici della societa'.
Il Consigliere ha poi evidenziato anche l'atto di Gemellaggio` fra la Chiesa di San Luca Evangelista in Venezia con la Chiesa di San Francesco di Paola in San Antonio.
D' accordo con le regole del Gemellaggio, le chiese gemelle onorano quelle famiglie che hanno perduto i loro figli nell'ademprimento del loro dovere Istituzionale.
In questo sesto anniversario quattro famiglie hanno ricevuto questo onore. L evento e` stato caretterizzato quest anno dal riconoscimento per un giovane italiano di Barletta che perse la vita in guerra, alla eta di solo 19 anni. il suo nome, Giuseppe Carli, Medaglia d oro al valor militare , sono stati letti i messaggi arrivati per l occasione ,dal Pres del Comites e Coordinatore del CTIM in Nord America Com.te Vincenzo Arcobelli, dal Sindaco della Citta` di Barletta, On. Pasquale Cascella.,dal Prefetto della provincia di Barletta e dal Generale di Brigata Carli e dal Segretario Generale del CTIM on.Menia.
Le tre famiglie i cui figli sono caduti in difesa della comunita' di San Antonio, TX. I loro nomi seguono: Police Officers Peter J. Scrivano, Michael Cory McInnis and Richard Cuellar.
Dopo la cerimonia della S.Messa, si e` fatto un piccolo ricevimento nel salone Italiano attiguo alla chiesa. Il ConsigliereFerruzzi ha ringraziato tutti i presenti specialmente il Presidente dei Francescani, John Pantusa per la collaborazione, il cons.Sam Greco.
Nella Foto da sinistra
Cons. Roberto Ferruzzi, Father Gregory
Officer Joe Salvaggio
Officer Ralph Sifuentes

mercoledì 22 aprile 2015

In ricordo della Grande Guerra, una mostra per non dimenticare

http://www.barlettaviva.it/notizie/in-ricordo-della-grande-guerra-una-mostra-per-non-dimenticare/



Iniziativa promossa dalla provincia Bat, spazio aperto allo scuole

REDAZIONE BARLETTAVIVA
Nel quadro delle iniziative volte a commemorare, anche nel territorio di questa provincia, il Centenario della Grande Guerra, questo pomeriggio il Prefetto di Barletta Andria Trani Clara Minerva, alla presenza delle massime Autorità civili e militari, di una rappresentanza delle scuole e di un folto numero di cittadini, ha inaugurato nel palazzo di Governo, la mostra di fonti documentarie bibliografiche e cimeli dal titolo "La provincia di Barletta Andria Trani in ricordo della Grande Guerra".

Nel suo intervento inaugurale, il Prefetto ha evidenziato che l'obiettivo dell'iniziativa è quello di contribuire ad alimentare la memoria per trarre attraverso la Storia gli insegnamenti per il futuro e passare il testimone alle nuove generazioni, consegnando ad esse i valori democratici dolorosamente costruiti con il sacrificio di tanti. In questa ottica, pertanto, ha comunicato che le porte della Prefettura saranno aperte alle scuole di ogni ordine e grado per effettuare visite guidate. La Mostra, organizzata dalla deputazione di Storia Patria "S. Santeramo" sezione di Barletta, con la collaborazione del Comune di Barletta, della Soprintendenza Archivistica per la Regione Puglia e Basilicata, dell'Archivio di Stato, dell'A.N.M.I.G. e di alcuni studiosi, ha suscitato grande interesse per il prezioso materiale storico esposto.

L'esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 18 Maggio e osserverà i seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 18,00, con apertura solo di mattina nei giorni 25 Aprile e 1° Maggio. Le visite guidate, potranno essere programmate inviando una comunicazione agli indirizzi di posta elettronica assunta.russo@interno.it oppure rosario.penza@interno.it