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venerdì 24 luglio 2015

Jesolo, alzabandiera per il bersagliere barlettano Giuseppe Carli


Per onorare la prima medaglia d'oro della Grande Guerra


Il "Comitato Madonna della Sfida" sulle rive del Piave, 21 giugno, onorava il ricordo di un eroe che da partendo da Barletta ha perso la vita per costruire un pezzo dell'Italia in cui oggi viviamo, il Bersagliere Giuseppe Carli, prima medaglia d'oro al valor militare della Grande Guerra.

Con il Patrocinio dei comuni di Jesolo e Barletta,in collaborazione con il Comitato Tricolore Per Gli Italiani Nel Mondo, il Museo Storico Militare "Casa del Bersagliere" di Jesolo, e la sezione di Barletta dell'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, si promuoveva nella città veneta l'alzabandiera in memoria del bersagliere barlettano Giuseppe Carli, alla presenza delle autoritò civili e militari del luogo, del segretario Generale del CTIM, On. Roberto Menia, dell'avv. Bruno Canella, del delegato CTIM Filomeno Porcelluzzi e del Segretario dell'Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria di Venezia, Michele Di Noia. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri i pronipoti della medaglia d'oro, in particolare il Generale Gaetano Carli, bersagliere come il suo illustre parente.

Nell'occasione l'A.N.M.I.G. di Barletta, nella veste del presidente Ruggiero Graziano, e la famiglia Carli, donavano alla casa del bersagliere di Jesolo, foto d'epoca con motivazione della concessione della medaglia d'oro al valor militare del bersagliere Carli, e relativa medaglia. Anche il "Comitato Madonna della Sfida" faceva dono al museo di una foto dell'eroico bersagliere barlettano.

«Non dimentico quei vigili urbani massacrati»


Giuseppe Turi, testimone della strage nazista a Barletta


«Quei cadaveri li rivedo ancora oggi». Giuseppe Turi, 83 anni, è cittadino di Molfetta. Il 12 settembre 1943, data del massacro degli 11 vigili urbani e 2 netturbini fucilati il palazzo delle poste di Barletta, Giuseppe aveva 11 anni e viveva a Barletta, con sua nonna. Assieme a Ruggiero Graziano - presidente dell'ANMIG Barletta - andiamo a trovare il signor Turi a Molfetta, per ascoltare la sua testimonianza. A questa strage, si aggiungano altri 3 militari e 22 civili uccisi, 41 ciitadini feriti, ad opera dei paracadutisti tedeschi del "Fallschirmjager Reggiment", tra il 12 e il 29 settembre 1943, a Barletta.

Signor Turi, cosa faceva a Barletta, nel settembre del 1943?
«Vivevo a Barletta con mia sorella, presso la mia nonna paterna, Maria Antonia Magarelli, in via S. Lazzaro. Eravamo orfani di madre, mio padre era stato costretto ad emigrare in Argentina, a Buenos Aires. In quei giorni, andavo a bottega da un calzolaio, Giuseppe Gissi. L'8 settembre ci fu l'armistizio e festeggiammo tutti, ma il 12 settembre, tutto cambiò».

Cosa successe?
«Il 12 settembre, il calzolaio mi mandò a comprare il giornale in un edicola nei pressi di via Consalvo da Cordova. Mentre sfogliavo il giornale, sentii in cielo rombi di aerei, guardai in alto e riconobbi aerei militari. Ad un tratto, sentii un'esplosione provenire dal quartiere S. Giacomo. Mi diressi verso il corso, e vidi da lontano l'orologio di S. Giacomo centrato in pieno da un colpo di cannone. Rimasi a fissare l'orologio e dopo poco, vidi provenire da Corso Umberto un carro armato, seguito da soldati tedeschi. La gente scappava e si rifugiava in casa. Io non potevo tornare casa, avevo di fronte i soldati tedeschi. Feci un largo giro, spinto dalla curiosità. Mi diressi verso piazza Roma, udivo in lontananza alcuni spari ed esplosioni».

Dove si diresse?
«Mi diressi verso via G. De Nittis, le strade erano deserte, incontrai un ragazzo poco più grande di me, che mi disse:" Attento, ci sono i tedeschi in giro!". Ci rifugiammo in un portone su quella via (al civico 15, nda), mentre si udivano altri spari. Accanto al portone dove eravamo nascosti, c'era la caserma dei vigili urbani. Sentimmo partire uno sparo proprio dal portone della caserma. Ad un tratto, vedemmo arrivare un gruppo di paracadutisti tedeschi, che fecero irruzione nella caserma, facendo uscire con le mani alzate tutti i vigili urbani presenti all'interno. Mentre eravamo nascosti, vidi i paracadutisti tedeschi condurre i vigili a ridosso del muro del palazzo delle poste, alcuni di loro piangevano, altri, tra cui il vigile Falconetti (che conoscevo, in quanto era cliente del calzolaio dove lavoravo), mostrava loro delle carte, forse erano documenti di identità. I vigili cercavano di parlare coi soldati tedeschi, che urlavano solamente nella loro lingua, ricordo una parola "Schnell!". Non ci fu nulla da fare per quegli uomini».

Cosa vide?
«Vidi un paio di soldati che sistemavano una mitragliatrice a terra, con un treppiede, di fronte al muro del palazzo delle poste. Il gruppo di vigili urbani fu messo al muro. Uno dei vigili (Francesco Gazia - nda), si staccò dal gruppo e fuggì. Aveva in mano una bottiglia di latte, la sua fuga fu bloccata sul retro del palazzo della posta: fu colpito alle spalle dai colpi di pistola di un soldato tedesco. Intanto, la mitragliatrice faceva strage dei vigili urbani. Finita la mattanza, i soldati tedeschi se ne andarono, imboccando via F. D'Aragona».

Andati via i soldati tedeschi, lei cosa fece?
«Il ragazzo con cui mi ero nascosto, se l'era fatta sotto dalla paura, io mi avvicinai ai cadaveri. Al momento, non mi rendevo conto, mi sembrava la scena di un film, non dimentico quei vigili urbani massacrati, quei cadaveri li rivedo ancora oggi. Alcune persone si avvicinarono, comprese alcune donne, una di esse (Corposanto Lucia, nda), urlò:"C'è un uomo vivo, tra i morti!". Alcuni uomini, presero coraggio e spostarono i cadaveri, sotto i quali c'era un vigile urbano ferito (Francesco Paolo Falconetti, nda). Arrivò un carretto, che caricò i cadaveri e li portò via. Vedevo persone che si avvicinavano e parlavano tra di loro, ma non ascoltai i loro discorsi».

Signor Turi, riuscì a tornare a casa, in via s. Lazzaro?
«Si, certo. Mia nonna, non vedendomi tornare, si era preoccupata. Per punizione, fui picchiato da mio zio. Vicino casa mia, una donna (Francesca Ormas, nda) fu sparata al volto, mentre – nascosta nel portone di casa – osservava i soldati tedeschi lungo la strada. Le persone si rifugiavano in casa e i soldati sparavano nei portoni, per fare in modo che la gente non uscisse di casa. Qualche settimana dopo la strage, arrivarono gli alleati. Vedevo questi camion, colmi di soldati inglesi e americani, tra cui tanti soldati neri. Alcuni palazzi prestigiosi della città, furono requisiti dagli alleati e adibiti ad uffici militari».

Dopo la guerra, cosa fece?
«Fui mandato in seminario, presso la "Divina Provvidenza" di Don Pasquale Uva, a Bisceglie, dove ho studiato per 3 anni. Un giorno, il seminario fu chiuso e i seminaristi furono trasferiti. Sarei stato trasferito anch'io, ma intanto, mio padre, che lavorava come stuccatore a Buenos Aires, richiamò me e mia sorella, per raggiungerlo. Mio padre si era sposato nuovamente, e aveva avuto altri figli. Mia sorella partì per prima. Nel 1948, mi imbarcai da Genova, con la nave "Anna Costa", alla volta di Buenos Aires».

Come visse in Argentina?
«Arrivato a Buenos Aires, trovai un mondo nuovo. Andai a vivere nel quartiere "La Boca", di fronte lo stadio "La Bombonera", con mio padre, mia madre, i miei fratelli e mia sorella. Imparai alla svelta la lingua spagnola e seguii una scuola serale di tipografia, specializzandomi linotipista. In seguito, dopo un apprendistato presso la tipografia "Palumbo" - appartenente ad un emigrato molfettese della Boca - ho lavorato presso una grande casa editrice, la "Peuser", presso il quotidiano "Clarìn" e presso la Zecca di Stato argentina. Vivevo bene e guadagnavo bene. Mi sono sposato con Filomena Petruzzella, da cui ho avuto tre figli. Nel 1963, per motivi famigliari, siamo tornati a Molfetta, dove ho continuato a lavorare presso altre tipografie: "Rizzi – Delre" di Barletta e "Cressati" di Bari, fino alla pensione».

I vigili urbani trucidati il 12 settembre 1943 a Barletta
Delre Pasquale
Falconetti Antonio
Forte Michele
Gallo Luigi
Gazia Francesco
Guaglione Pasquale
Monteverde Cosimo
Paolillo vincenzo
Spera Michele
Torre Gioacchino

Netturbini trucidati:
Cassatella Nicola
Iurilli Luigi

Vigile urbano Superstite:
Falconetti Francesco Paolo


Si ringrazia per la collaborazione Ruggiero Graziano, presidente dell'ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati Invalidi di Guerra) - sezione Barletta (via Capua, 28).

http://www.barlettaviva.it/notizie/non-dimentico-quei-vigili-urbani-massacrati/

domenica 12 luglio 2015

In ricordo del ten. Giuseppe Colapietro Medaglia d'Oro al Valor Militare




Giuseppe Nicola Colapietro, primo di cinque figli, nacque a Turi il 4/12/1895 da Vito Lorenzo Colapietro, intonachista, e da Maria Arrè donna religiosissima. Apparentemente delicato, snello, agile, volitivo, tenace, aveva una insospettata fibra di resistenza eccezionale, incurante del pericolo, quasi temerario. Grandi erano le sue doti per cui, se fosse vissuto ancora, certamente sarebbe salito molto in alto.
Conseguì la licenza in Ragioneria e Commercio, dopo il diploma di insegnante elementare, e si iscrisse all’Università Bocconi di Milano.
Da giovane mostrò indole buona, grande forza di volontà, tenacia ammirevole, fervido attaccamento agli studi, forte proposito di crearsi presto un avvenire indipendente e dignitoso.
Volle sempre un gran bene ai genitori, ai fratelli e alle sorelle. Avrebbe voluto essere ufficiale di Aeronautica. Sognava epiche gesta. La madre intravvedendo nuovi e più numerosi pericoli, lo dissuase. Egli pur fortemente contrariato, per farla felice, rinunziò all’ideale che in quel momento era in cima ai suoi pensieri. Amava moltissimo la sua città natale, Turi, e amava immensamente l’Italia e per essa dette tutto, anche la vita.
Non aveva ancora venti anni quando indossò, da volontario, la divisa militare in qualità di ufficiale di complemento presso la Scuola militare di Modena , nonostante che all’ultima visita medica volevano dichiararli rivedibile.
Nominato aspirante ufficiale nel marzo 1916, ricevette il battesimo del fuoco col 139° Reggimento Fanteria sul Carso.  Si distinse sulla Bainsizza e nel Trentino.
Nell'agosto del 1916 partì col Corpo Interralleato in Macedonia, rinnovando le non poche azioni di rischio e di valore. Negli aspri combattimenti di Monastir, fu sempre tra i primi ed ebbe la croce al merito di Guerra.
Rimpatriato in Italia per frequentare un corso di aeronautica, chiese ed ottenne dopo qualche mese di ritornare in territorio dichiarato in stato di guerra. Ottenne di essere assegnato al 3° Reparto d'assalto, col quale partecipò a tutte le lotte, da Caporetto a Vittorio Veneto.
Nel 1922, già tenente di complemento, venne nominato tenente in servizio permanente effettivo e, subito dopo, dal 1923 al 1926, fu al comando di truppe indigene, prendendo parte nella primavera del 1924, sempre
con lo stesso eroismo a 35 dei 40 combattimenti svoltisi sull'Altipiano Cirenaico.
Fu cosi proposto per la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, sul campo, dopo le battaglie di El Buerat e di Gasr Fonat.
Nel 1928 fu in Eritrea con X Battaglione Eritreo e poi passò in Libia, comandante del 3° plotone del 4° Gruppo Sahariano, alle dipendenze di S.A.R. Amedeo di Savoia Aosta, sino al 1931.
Per la competenza dimostrata e per le continue prove di slancio e di eroismo nei duri cimenti del Fezzan, meritò la Medaglia d'Argento al Valor Militare, mentre il Ministero delle Colonie gli conferì un'altra Croce al merito di Guerra.
Chiese ed ottenne di partecipare alla guerra di Etiopia. Sbarcato a Mogadiscio, pur potendo rimanere ad addestrare le truppe,chiese di andare in linea al comando degli indigeni. Venne proposto per la Croce di Guerra al Valor Militare per la foga e la perizia dimostrata nello snidare, durante 48 ore di fuoco, i nemici dalle caverne con il lancio di bombe a mano e precisi tiri delle proprie mitragliatrici, nell’aspra battaglia sul Ganale Doria.
Prese parte all’eroica avanzata su Neghelli e nella epica battaglia di Monte Dunun, alla testa del IX Battaglione Arabo Somalo, si battè leoninamente contro soverchianti forze nemiche, bene agguerrite e comandate da Gabriè Mariàm, rimanendo sul campo, colpito al petto, in un combattimento che il generale Annibale Bergonzoli chiama uno dei più duri che abbia sostenuto in tre campagne.
Sempre, insieme al coraggio, unì il sentimento dell'amicizia, dell'altruismo, della modestia. Nella primavera del 1924, ad esempio, in un fortino italiano nel Fezzan, si battè coraggiosamente e segnalò ai suoi superiori gerarchici che il merito era di un suo subalterno, che non aveva partecipato a quella operazione. Faceva questo per ottenere un maggiore affiatamento tra i suoi ufficiali ed un impegno a battersi alla prima occasione, seguendo il suo esempio.

Ecco in breve il suo stato di servizio:

  • Tre campagne della Grande Guerra.
  • Due campagne della guerra Italo -Turca.
  • Decorato di tutte le medaglie decorative dell'una e dell'altra.
  • Decorato della Croce al Merito di Guerra.
  • Encomiato perché «ha partecipato col X battaglione eritreo alle operazioni nel Gebel Anaghir per lo svolgimento delle quali il reparto è stato solennemente encomiato da S. E. il Governatore della Cirenaica con la seguente motivazione: “In un breve ma faticoso ciclo di operazioni con i ribelli della zona di Gebel Anaghir, dava prova di magnifico valore, infliggendo una grave sanguinosa sconfitta ai ribelli ed ottenendo con gli altri reparti che concorsero all’azione, un successo quanto mai brillantee fecondo di risultati”»
  • Encomiato perché: «Comandante di plotone sahariano, incaricato di proteggere un lontano abitato dalla incursione di una mehalla ribelle, assolveva il suo compito, coprendo in meno di 30 ore 130 chilometri. Avuta notizia che un altro reparto, dello stesso gruppo sahariano inseguiva da presso la mehalla, disponendo di forze a queste inferiori, con lodevole spirito di cameratismo, riprendeva subito la marcia per portare il suo valido contributo che sarebbe stato senz’altro prezioso e decisivo, se le sorti del combattimento non fossero state rapidamente favorevoli, come furono».
  • Decorato della Medaglia di Bronzo al Valor Militare, 13 gennaio 1930.
  • Decorato della Medaglia di Argento al Valor Militare, in commutazione della medaglia di bronzo, con la seguente motivazione: «In due aspri combattimenti, guidando con perizia e trascinando con l’esempio del suo mirabile ardimento il proprio plotone meharisti all’attacco di agguerrite e numerose forze nemiche, ne infrangeva la resistenza e le volgeva in fuga, contribuendo così a due importanti e proficue vittorie. Sciueref Unn el Kel (Tripolitania), 25/5/1929».
  • Decorato della Croce al Merito di Guerra per operazioni guerresche nella colonia, 10/12/1934.

La sera del 18 maggio 1936 nella cappella presso l’ospedale da campo di Neghelli egli partecipò con il generale Bergonzoli alla Santa Messa e fece la Santa Comunione.
La mattina del 19 maggio, di buon ora partì alla testa dell’XI battaglione arabo-somalo. Gli abissini erano insediati in un sistema cavernoso a ferro di cavallo, con piazzamenti di mitragliatrici pesanti. Ricevuto l’ordine dal gen. Bergonzoli di addentrarsi, nonostante l’incrociato sbarramento di fuoco, avanzò disponendo la 1a compagnia a raggiera, mentre la cavalleria nemica tentava di circondarli. Alle 10,15, caduti tutti gli ufficiali della 1a compagnia, vistosi scoperti ambedue i fianchi ed avanzato sulla destra, a circa 10 metri da un termitaio, andò oltre con il 2° plotone comandato dal maresciallo (iusbasci) somalo Mohamed Assan, portandosi sulla trincea nemica per espugnarla con getto di bombe a mano. Rimasto con 12 uomini, si portò solo sulle mitragliatrici prossime ad essere prese dal nemico. Colpito una prima volta da una pallottola nemica, al fianco destro, al maresciallo (iusbasci) somalo che accorse a soccorrerlo e che cercava di metterlo in salvo, non volendo retrocedere, disse: “Mohamed ! Mohamed tu avere paura ! Io andare avanti !” Incurante del dolore, con supremo eroismo, mentre in piedi lanciava altre bombe a mano, veniva nuovamente colpito in pieno petto. Sul campo gli fu conferita la medaglia d’oro con la seguente motivazione:
“Chiesto ed ottenuto, col suo reparto, il posto d’onore, con ardito animo e con grande sprezzo del pericolo, guidava la sua compagnia all’assalto di posizioni avversarie. Stretto da preponderanti forze nemiche, e benchè ferito, non desisteva dalla lotta. Nuovamente e mortalmente colpito, mentre con slancio ritentava l’assalto, lasciava eroicamente la vita sul campo. Monte Dunun (Neghelli), 19/5/1936”.
Undici giorni dopo la morte del cap. Colapietro, i tenenti Lombardi e Gallina con lo iusbasci Mohamed Assan andarono a cercare la salma dietro un cespuglio, ove quest’ultimo lo aveva nascosto, durante la battaglia. Trovarono solo alcune ossa ed un biglietto dal quale risultava che era appartenuto alla 1a compagnia del IX battaglione arabo-somalo. Il cadavere era stato spogliato e depredato dal nemico e divorato dalle iene. I pochi resti furono ricomposti in un’urna.
A Turi fu dedicata a lui la piazza che è dinnanzi all’ingresso del palazzo marche sale, vicino Porta Nuova e fu murata una lapide sulla facciata del palazzo municipale che dice così:
IL CAPITANO – GIUSEPPE COLAPIETRO – ARDITO NELLA GUERRA MONDIALE – VALOROSO NELL’AZIONE DEL FEZZAN – VOLONTARIO NELL’IMPRESA ETIOPICA – CON LA VISIONE DI UNA FORTE ITALIA IMPERIALE – NEL COMBATTIMENTO DI MONTE DUNUN – IL 19 MAGGIO 1936 – EROICAMENTE CADDE – FULGIDO ESEMPIO AI SUOI ARABO-SOMALI – ONORE DELLA CITTA’ NATALE – INCITAMENTO ALLE FUTURE GENERAZIONI – PERCHE’ SENTANO – COME LUI – IL CULTO DELLA PATRIA – LO SPIRITO DI SCARIFICIO – L’ARDENTE FEDE NEL NOSTRO AVVENIRE – TURI MAGGIO 1937.


La città di Bari lo ricorda con una via intestata a suo nome ed annoverandolo fra i nomi delle Medaglie d’Oro della terra di Bari incisi sulla lapide apposta al palazzo di città, sulla facciata del Teatro Piccinni.
A Neghelli, sulla sua tomba, vi è una lapide con la seguente epigrafe:
Medaglia d’Oro – sul campo – capitano in S.P.E. – Colapietro Giuseppe – nato in Turi (Bari) il 4-XII-1895 – volontario – nella guerra etiopica – nel IX battaglione arabo-somalo – caduto – a Monte Dunun il 19-5-1936 – già Ardito – nella Grande Guerra – decorato di medaglia di argento – nel Fezzan.

Il suo battaglione volle consacrare al suo nome un fortino, costruito in una delle sue zone di operazione. Il 4-I-1938 in forma solenne ed austera vi fu la posa e benedizione di una croce di legno, sul posto ove a Monte Dunun la medaglia d’Oro Giuseppe Colapietro spirava. Fra gli altri ufficiali era presente il tenente Domenico Colapietro, fratello dell’Eroe. Il tenente Roberto Orlandini compose in quella occasione una poesia, in cui dopo aver descritto la battaglia e l’epica morte, canta:
… Chi per la Patria cadde
non visse inutilmente.
Umile croce sta, fra tanti spini
nudi a Dunun…
Pietose mani posero, in un sacro rito d’amore !
Mute lagrime scesero dal volto
del tuo fratello e dissero
l’immenso tuo dolore
Mute lagrime scesero a bagnare
questa tua terra, o Eroe, santificata
dal tuo martirio !
Tutto ora tace in un’immensa
gloria di luce !
Dardeggia il sole in alto, ed il tuo spirito
o Colapietro,
invisibile vive eternamente
come una fiamma, eternamente accesa…





 Disegno del fortino dedicato al ten. Colapietro




domenica 14 giugno 2015

Nicola Straniero e Michele Tetta, vite in guerra

Giovani barlettani sul fronte della prima guerra mondiale






Dove sono finiti quei ragazzi? 569 giovani barlettani persero la vita durante la prima guerra mondiale. Di questi, 272 caddero in battaglia, 205 morirono a causa di malattie o ferite, 92 furono i dispersi.

Nicola Giovanni Straniero nasce a Barletta il 9 maggio 1896. Arruolato in fanteria, fu sottotenente del 82° Reggimento della Brigata "Torino". Il giovane Nicola partecipa con la sua brigata alla battaglia del Monte Sief (Belluno). Primo obiettivo dell'attacco sono la vetta del Col di Lana ed il monte Gratweg, successivamente la conquista del monte Sief, che avrebbe provocato la caduta della Rothschanze. Il ruolo dell'artiglieria era limitato all'interruzione dei collegamenti telefonici e della teleferica. L'operazione si svolse in una notte di luna piena, per garantire la visibilità sufficiente alla successiva difesa della posizione conquistata.

All'attacco parteciparono:
- 82° Reggimento Fanteria della Brigata Torino
- Battaglione del 59° Reggimento di fanteria costituito da 3 compagnie di 150 uomini, una sezione mitragliatrici.
- 8a compagnia Zappatori.
- La 12a compagnia minatori al comando del tenente Maggio.
- Due plotoni della 65a compagnia Zappatori.

Per facilitare l'attacco, vengono scavati cunicoli, gallerie e camminamenti. Le compagnie d'attacco dovevano star pronte nelle gallerie. Dopo l'esplosione, le coperture delle gallerie dovevano essere fatte saltare per fare uscire le compagnie e i soldati del genio. Una compagnia con pattuglie tagliafili, utili a superare i reticolati di filo spinato, è coperta a destra da un cannone da 42 mm che impedisce alle mitragliatrici austriache di sparare. Era stato esplicitamente richiesto che non venissero fatti prigionieri se non quelli strettamente necessari per gli interrogatori e per le intercettazioni telefoniche. Dopo la conquista della vetta, una sezione di cannoni da montagna furono posti sulla cima, allo scopo di interdire la Rothschanze ed il monte Sief. Il comando della 18° Divisione ritiene anche utile premere sul fianco ovest del Col di Lana e far cadere tutta la linea Sief - Settsass. A tale scopo furono destinati i Reggimenti di fanteria. Dal 6 al 16 aprile l'artiglieria italiana bombarda le posizioni austriache con tutti i pezzi della 18° Divisione e della 17° Divisione, per un totale di circa 90 pezzi, tra batterie da 149 mm, cannoni da campagna, mortai da 210 mm.

Alla Brigata Torino, in particolare agli 81° e 82° Reggimenti di Fanteria, venne richiesto di impegnare con pattuglie il fronte Col di Lana - Sief - Settsass. Il 16 maggio 1916, Nicola Straniero è al comando del plotone di coda della sua compagnia. Ricevuto l'ordine di ripiegare su una posizione retrostante, si ritira per ultimo, esponendosi al fuoco avversario, ma riuscendo ad evitare l'inseguimento degli avversari e ulteriori perdite tra i suoi commilitoni, fino a quando viene colpito a morte. Nicola straniero aveva 20 anni e fu decorato con la Medaglia D'argento alla memoria e seppellito nel cimitero di Barletta. Il comune di Barletta ha dedicato a Nicola Giovanni Straniero l'omonima via.

Michele Tetta nasce a Barletta nel 1899, è arruolato nel 69° Fanteria della Brigata "Ancona". La Brigata "Ancona", alla fine di gennaio 1918, si trasferisce in prima linea sul tratto del Monte Valbella, rimanendovi fino al 24 marzo, per un periodo di esercitazioni quando in previsione dell'offensiva avversaria, nelle notti tra il 3 e 4 giugno, si sposta nei pressi di Mestre. Il mattino del 15 giugno, ha inizio l'attacco avversario e il 17 giugno la Brigata si riunisce tra Monastier (Treviso) e Rovaè, per attaccare. La sera del 17 giugno i reparti avanzano, nonostante gli attacchi avversari sui fianchi. Nelle giornate del 19 e 20 la lotta continua, tra attacchi e contrattacchi. In uno di questi contrattacchi, Michele Tetta, lanciandosi verso soldati avversari - nascosti dietro un gruppo di case - è colpito a morte, mentre i suoi commilitoni avanzano. Il 22 giugno gli austriaci iniziano la ritirata dal fronte del Piave. La battaglia di Monastier costerà alla Brigata Ancona, in quei pochi giorni, la perdita di oltre 1000 soldati e 52 ufficiali. Il soldato Michele tetta fu decorato con la Medaglia d' Argento al valor Militare.

Si ringrazia per la collaborazione Ruggiero Graziano, presidente dell'ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati Invalidi di Guerra) - sezione Barletta (via Capua, 28).

venerdì 5 giugno 2015

Al Liceo Scientifico "Cafiero": «Studiare il primo conflitto mondiale per costruire la pace»

La Grande Guerra, una giornata di rievocazione per gli studenti




"La leggenda del Piave" cantata da un coro di studenti, letture e proiezioni di video realizzati dai ragazzi hanno scandito vari momenti di una manifestazione svoltasi il giorno 3 giugno presso il Liceo Scientifico "Carlo Cafiero", in occasione del centenario della Grande Guerra, alla presenza del sindaco Pasquale Cascella e della Società Storia Patria.

L'evento, organizzato a ridosso del 2 giugno per richiamare la tradizione repubblicana del nostro Paese, si pone a conclusione di un progetto in sintonia con quello realizzato a livello nazionale, allo scopo di rievocare l'ingresso in guerra dell'Italia, avvenuto il 24 maggio 1915. «È importante rievocare questo momento storico - ha dichiarato il preside Luciano Gigante - anche se molti hanno qualcosa da obbiettare. Secondo molti storici la Prima Guerra Mondiale è la conclusione del Risorgimento italiano: fa parte della nostra storia».

Un video realizzato dagli alunni ha inoltre messo in luce il ruolo giocato dalla nostra città durante il conflitto, permettendo di riportare alla memoria dei presenti personaggi come Giuseppe Carli, medaglia d'oro al valor militare, e di rispolverare la storia del Monumento ai Caduti e della Brigata Barletta. Gli alunni, appartenenti a quasi tutte le classi dell'istituto, sono stati guidati durante l'anno dai loro docenti e coordinati dalla professoressa Valente, responsabile del progetto, la quale ha affermato: «Siamo ben lontani dal celebrare questa drammatica pagina della storia. Abbiamo studiato la Grande guerra per costruire la pace nelle coscienze dei ragazzi».

giovedì 4 giugno 2015

Giuseppe Carli e il suo sacrificio per la patria: il valore di un barlettano

Ieri la cerimonia commemorativa nell'ora esatta della sua morte




Lo scorso pomeriggio, in occasione del centenario dalla morte del sergente barlettano Giuseppe Carli, prima medaglia d'oro al valor militare della Grande Guerra, si è svolta la cerimonia commemorativa alle 17:45, ora esatta del decesso del giovane diciannovenne e valoroso barlettano, presso i giardini comunali di Viale Giannone in cui il cippo in suo onore commemora l'eroe barlettano.

L'incipit della cerimonia è stato il penetrante suono del silenzio, dolcemente messo in musica da un trombettiere. L'atmosfera malinconica ma orgogliosa ha accompagnato tutta la cerimonia, durante la quale l'artista barlettana Anna Maria Dellaquila ha letto due scritti ed una poesia inerenti la Grande Guerra, suscitando grande emozione in una commuovente trasposizione di quegli attimi fatali. La solenne cerimonia è poi proseguita con la deposizione della corona d'alloro sul cippo del valoroso Giuseppe Carli, figlio di Barletta, per mano del vice sindaco Annetta Francabandiera e dal consigliere comunale Dario Damiani.

L'evento, organizzato dall'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, sezione Carli Barletta, è riuscita in pochi ma intensi minuti a trasmettere il valore del sacrificio per la patria, profuso dal nostro concittadino quel 1° giugno 1915 quando spirò per difendere l'Italia tutta. In seguito alla deposizione della corona d'alloro, Don Vito Carpentiere ha benedetto il monumento, mentre Ruggiero Graziano, presidente dell'Anmig, sezione di Barletta, ha esortato gli astanti ad unirsi in coro cantando l'inno nazionale di Mameli, Fratelli d'Italia.

La cerimonia è poi proseguita presso la sede dell'Associazione Anmig, dove il giovane Gaetano Carli ha letto versi di una poesia di guerra in onore del suo antenato. Nelle sale dell'Anmig ha luogo in questi giorni l'importantissima mostra sui cimeli di guerra: elmetti, armi, capelli e documenti ricordano alla cittadinanza l'importante contributo di chi decise di sacrificare la propria vita offrendosi valoroso per l'Italia e per gli italiani.

Omaggio a Giuseppe Carli, prima medaglia d’oro della Grande Guerra

Sarà deposta oggi pomeriggio una corona nei giardini De Nittis




"Non ho potuto scrivere prima perché sin dalla settimana scorsa siamo stati a lavorare sui monti a fare le trince e le strade di comunicazione perché questa povera regione era ed è ancora priva di strade. Essendo stati in montagna, alla mensa non abbiamo più potuto convivere e perciò abbiamo dovuto mangiare con quelle 2 lire che ci danno di paga. Figurati, non avanzava nemmeno un soldo e non si era mai soddisfatti perché i viveri vanno molto cari".

Così scriveva il 14 maggio 1915 dal fronte il sergente barlettano Giuseppe Carli, prima medaglia d'oro al valor militare della Grande Guerra, pochi giorni prima di essere ucciso, appena diciannovenne, il 1° giugno dello stesso anno, sul monte Mrzlivrk, Slovenia. In occasione del centenario della sua morte,oggi alle 17.45, sarà deposta una corona dinanzi al busto che lo ricorda, collocato nei giardini De Nittis in viale Giannone. Il momento commemorativo, organizzato in collaborazione con la sezione locale dell'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, si concluderà con la benedizione di don Vito Carpentiere e la lettura di un brano ispirato ai valori di pace, libertà e democrazia a cura di Anna Maria Dellaquila.

http://www.barlettaviva.it/notizie/omaggio-a-giuseppe-carli-prima-medaglia-d-oro-della-grande-guerra/

sabato 30 maggio 2015

Garibaldi salvato dalle donne

La bandiera della “Brigata Barletta” è restaurata e restituita alla cittadinanza




Giuseppe Garibaldi ci piace, sebbene alcuni lo odino, altri lo ignorino; questa gente ci lascia indifferenti. Barlettaviva si è impegnata per fare luce sulla scomparsa bandiera della Brigata Barletta, con appositiarticoli, mentre un paio anziani "pseudo-storici barlettani", tenevano la testa infilata nella sabbia. Poi, un giorno di febbraio del 2104, Anita Garibaldi, pronipote del condottiero, venne a Barletta. A quel punto, le sottoponemmo la questione e i relativi articoli di denuncia. Passa il tempo, l'assessore alla cultura,Giusy Caroppo, disponibile e cordiale, promette interessamento, la promessa si concretizza. La bandiera è fotografata in pessime condizioni negli archivi del polo museale. Necessita di restauro, che si realizza, con l'impegno di Santa Scommegna, dirigente del settore Beni e Servizi culturali.

Il restauro conservativo è stato affidato a Monica Cannillo, 33 anni, restauratrice tessile. La bandiera è stata sottoposta ad un restauro, durato 5 mesi e costato 4000 euro. Al momento, una giacca e un copricapo garibaldini sono in attesa di restauro, custoditi negli archivi del polo museale. I magazzini del polo museale sono uno scrigno di tesori da valorizzare. Purtroppo, nei decenni passati, dai magazzini sono scomparsi alcuni reperti, come ad esempio, la medaglia d'oro e il medagliere del pluridecorato marinaio barlettano Francesco Conteduca, donati dal figlio al Comune di Barletta.

La preziosa bandiera è salva e, per valorizzarne l'importanza, è stata allestita una mostra presso la casamatta S. Maria del castello svevo, dal titolo "Italia chiamò-Barletta e la Grande Guerra": partendo dalla costituzione della Brigata Barletta, si giunge, con l'apporto di documenti e rari filmati, fino alla prima guerra mondiale, quando la Brigata Barletta fu ricostituita e comandata dal generale Giuseppe Vaccari. L'inaugurazione della mostra, avvenuta il 26 maggio, in concomitanza della commemorazione della prima guerra mondiale, proseguirà fino al 28 giugno. Al momento della inaugurazione della mostra, una copia fedele della bandiera della Brigata Barletta (confezionata da un laboratorio di ricamo di Monopoli - ndr) è stata consegnata al Ministro della Difesa, sen. Roberta Pinotti. La copia della bandiera sarà esposta a Roma, in un palazzo del Governo.

1866, la storia della Brigata Barletta
La nostra città fu scelta come sede di reclutamento dell'Italia Meridionale di volontari combattenti per la terza guerra di indipendenza del 1866, grazie anche alla amicizia che legava il patriota Raffaele Lacerenza con Giuseppe Garibaldi. In occasione della costituzione della Brigata, Domenico Garibaldi (soprannominato Menotti dal padre, in onore del noto patriota), giunse alla stazione ferroviaria di Barletta, accolto da una folla festante e dagli stessi garibaldini, presso il piazzale antistante, denominato Piazza della Libertà. Dopo la cerimonia fu accompagnato dalla folla fino alla casa del Cav. Vito Cafiero, che lo ospitò. In un solo giorno a Barletta arrivò una moltitudine di giovani volontari tale da raggiungere il numero di 12000 reclute, tanto che il sindaco Nicola Parilli fu costretto a trovare degli alloggi di fortuna. I volontari appartenevano a tutte le classi sociali, tra loro c'erano contadini, medici, avvocati, preti, studenti. Furono costituiti, in quei giorni, il IX e il X Reggimento dei Volontari Garibaldini che presero il nome di «Brigata Barletta», e la relativa bandiera fu confezionata per l'occasione. Il IX Reggimento, il 29 Giugno, si diresse a Bergamo, per poi spostarsi il 7 Luglio, con Giuseppe Garibaldi, a Rocca d'Anfo. Il X Reggimento partecipò con successo a sanguinosi scontri e occupò importanti posizioni nemiche. Bezzecca fu presa e riconsegnata al suolo della Patria. La Brigata Barletta fu ricostituita alla vigilia della prima guerra mondiale.

Lettera che Menotti Garibaldi inviò al sindaco Nicola Parrilli, alla fine della guerra. «Illustrissimo sig. sindaco, le invio la bandiera che mi fu consegnata da Lei per il IX Reggimento della città di Barletta. Il Reggimento non esiste più e io ritorno a voi quella bandiera. Porgo ai suoi concittadini i ringraziamenti dei miei compagni d'armi e i miei personali».
Como, 29 ottobre 1866
La Brigata "Barletta" raccolse l'eredità del Battaglione "Lacerenza", un'unità dell'esercito meridionale. Negli anni dei moti risorgimentali, parti da Barletta, il Patriota Raffaele Lacerenza al comando di un gruppo di volontari che si unì ai mille di Garibaldi sbarcati in Sicilia, inquadrati in battaglione che assunse il nome del patriota su espressa richiesta degli stessi volontari. Essi furono inquadrati nella prima compagnia, comandata da Nino Bixio e si distinsero in combattimento per eroicità e coraggio. Successivamente, Barletta fu prescelta come sede di reclutamento di uomini per la Terza guerra di indipendenza italiana del 1866. In occasione della costituzione della Brigata incorporata nel Regio esercito, Menotti Garibaldi, colonnello del Corpo Volontari Italiani e comandante del IX Reggimento volontari, giunse alla stazione ferroviaria, accolto da una folla festante e dagli stessi garibaldini. La Brigata fu sciolta nel 1877.

Prima guerra mondiale.
La Brigata Barletta fu ricostituita alla vigilia della prima guerra mondiale con i Reggimenti dipendenti 137° 138° e fu impiegata dal 1915 al 1918 in varie battaglie.
Fonte Wikipedia

La Madonna della Sfida e Giuseppe Carli, simboli di Barletta negli Stati Uniti

Il Comitato Tricolore Italiani nel Mondo ricorderà il soldato barlettano


REDAZIONE BARLETTAVIVA

La Puglia (Barletta), gli Stati Uniti (San Antonio-Texas), il Veneto (Venezia): terre distanti tra loro, che saranno unite, domenica 19 aprile, quando sarà celebrata - presso la Chiesa di San Francesco di Paola a San Antonio, nello Stato americano del Texas - la cerimonia religiosa in ricordo dei caduti nell'adempimento del proprio dovere istituzionale. La cerimonia, intitolata "progetto memoria" e organizzata dal CTIM (Comitato Tricolore per gli italiani nel mondo - coordinamento Nord America) e dalComites di Houston. La cerimonia, fortemente voluta da Vincenzo Arcobelli, e dal "barlettano"Filomeno Porcelluzzi, ha come simbolo la "Madonna della Sfida". La cerimonia verrà inaugurata proprio con l'esposizione permanente dell'opera, copia dell'icona ricevuta direttamente da Venezia, dono del "Comitato Cerimonia Madonna della Sfida" e dall'Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria. La splendida "Madonna della Sfida", icona venerata nella Cattedrale di Barletta, è stata dedicata a tutti i caduti nell'adempimento del proprio dovere istituzionale.

L'immagine della Madonna fu - a seguito della storica Disfida di Barletta (città legata alla Repubblica Serenissima di Venezia per motivi marinari) - portata in processione quale ringraziamento per il coraggio e valore mostrato dai cavalieri italiani nel difendere l'onore Italiano, nella gloriosa battaglia che rappresentò il primo anelito di libertà della nostra patria.
La Messa sarà celebrata dal Vescovo Michael Tfifer, con la presenza delle autorità locali, dei rappresentanti delle Forze dell'Ordine, della comunità. Lo stesso vescovo, aveva già dichiarato - già dal 2009 - che la Madonna della Sfida di Barletta veniva presa in custodia dalla Chiesa San Francesco di Paola, per venerazione di tutta la comunità di San Antonio.



Durante la cerimonia, il rappresentante del Ctim, nella veste del comandante Vincenzo Arcobelli, e i Consiglieri del COMITES, Sam Greco e Roberto Ferruzzi, ricorderanno la figura del giovane bersagliere barlettano, Giuseppe Carli, prima medaglia d'oro al valor militare della guerra 1915-1918. In occasione della ricorrenza del centenario della Grande Guerra, messaggi di saluto, alle autorità Statunitensi che parteciperanno alla cerimonia, sono stati inviati dal Sindaco di Barletta, Dott. Pasquale Cascella, e dal Prefetto, Dott.ssa Clara Minerva, e dal pronipote dell'eroe barlettano, il Generale di Brigata, Gaetano Carli.

Con la prima cerimonia religiosa che si è tenuta il 16 giugno 2007, presso la chiesa S.Luca di Venezia, è iniziato un rito annuale per far conoscere alle nuove generazioni il sacrificio delle "Vittime del Dovere", e da quest'anno, parteciperà anche L'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, di Barletta, quale giusta rappresentante della città della Sfida.

Giuseppe Carli: «Carissimo padre, è da un anno che sto fuori casa»

La memoria del bersagliere barlettano è patrimonio di Barletta



«Carissimo padre, se puoi spedirmi cinque lire, mandamele subito, se no nemmeno le fotografie mi posso fare». Così scriveva il bersagliere barlettano Giuseppe Carli dal fronte, il 14 maggio 1915, prima di essere ucciso, il 1 giugno dello stesso anno, durante un assalto. In occasione del centenario della sua morte, l'Anmig (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra) ha commemorato il bersagliere barlettano, davanti la sua casa natale, in via Roma 124. Giuseppe Carli, caporalmaggiore bersagliere, caduto durante la battaglia sul monte Mrzlivrk (Slovenia), decorato con la prima Medaglia d'Oro al valore Militare della prima guerra mondiale. Le spoglie del bersagliere barlettano non furono recuperate, probabilmente è seppellito in una fossa comune.

Scoprendo la targa commemorativa, restaurata dal presidente dell'Anmig Ruggiero Graziano e dal suo pronipote, il generale Gaetano Carli, erano presenti i rappresentanti della Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria e l'Associazione Nazionale Bersaglieri, rappresentata dal presidente Salvatore Mascolo; il prefetto, dott.ssa Clara Minerva, il vice sindaco Anna Francabandiera e il presidente del consiglio comunale, Carmela Peschechera. Per l'occasione, gli alunni della scuola media "S. Baldacchini", accompagnati dalla prof.ssa Vania Lanfranchi, hanno letto una poesia per commemorare i caduti della prima guerra mondiale, dal titolo "Soldato Ignoto", scritta dalla poetessa Ada Negri.

Subito dopo, incontro presso la scuola media "G. De Nittis" dove si è accolti dal preside, il prof. Basile e dagli alunni della scuola, dove un'aula è dedicata al bersagliere barlettano. In questa occasione, lo scrittore Francesco Paolo Dellaquila ha letto con emozione l'unica lettera di Giuseppe Carli, inviata dal fronte ai suoi famigliari.

A conclusione della giornata, Salvatore Mascolo - presidente della Associazione Nazionale Bersaglieri – sezione Barletta - ha donato il "moretto", il tipico copricapo dei bersaglieri al preside Alfredo Basile. I ragazzi delle scuola hanno potuto conoscere il diciannovenne Giuseppe che, tra le righe della lettera, rivelava le sue inquietudini, le sue speranze, rendendo in questo modo, una frammento di storia, una testimonianza di vita. Dopo anni di oblìo, la vita di Giuseppe Carli è divenuta patrimonio di Barletta.
La storia dell'ultima lettera di Giuseppe Carli
Giuseppe Carli scrisse la sua lettera al padre, il 14 maggio 1915. Il 2 giugno 1915, Giuseppe fu ucciso durante un assalto contro una trincea austriaca. La lettera non arrivò mai a destinazione, Giuseppe era stato ucciso prima del recapito. Un commilitone di Giuseppe, incaricato di consegnarla, non ebbe il coraggio di consegnarla al padre, preferendo lasciarla nelle mani del medico della famiglia Carli, il quale, la conservò in una bibbia. Sessanta anni dopo, un nipote di quel medico, trovò per caso quella stessa lettera, mentre sfogliava la bibbia. La lettera originale di Giuseppe Carli è conservata presso il Museo Nazionale dei Bersaglieri

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